Magnetoterapia

La pietra magnetica che si trova in natura è principalmente composta da ferro e ossigeno.
La più antica citazione del magnete come mezzo di cura appare sull’Atharvaveda nell’80 a.c. che contiene il trattato sulla medicina e l’arte di curare. Cleopatra, donna di leggendaria bellezza, nel 60 a.c., si dice portasse un piccolo magnete sulla fronte per preservare la sua splendida grazia. Ai giorni nostri la magnetoterapia è una disciplina che sta a metà tra il convenzionale è l’alternativo (è stata riconosciuta a livello nazionale come una terapia omeopatica e naturopatia).

Patologie

  • Artrite

  • Disturbi intestinali

  • Sindrome da Stanchezza Cronica

  • Diabete

  • Fibromialgia

  • Alta pressione sanguigna

  • Insonnia

  • Emicrania

  • L'osteoporosi

  • Disturbi Circolatori

  • Repetitive Strain Injury (RSI)

  • Sciatica

  • Spondilosi

  • Gotta

  • Dolore alla schiena

  • Gomito del tennista

Tipologie d’intervento con Magnetoterapia

  • 1

  • 2

  • 3

Gli effetti biologici del campo magnetico

A livello terapeutico si usano ovviamente campi magnetici di bassa intensità. L’unità di misura del campo magnetico nel sistema CGS (centimetro, grammo, secondo) è l’OERSTED, ma quasi tutti gli strumenti danno l’indicazione in GAUS; il gauss è l’unità di misura della densità del flusso magnetico nel sistema cgs. La confusione “fisica” è poi aumentata dal fatto che i produttori chiamano “potenza” dello strumento la densità di flusso prodotta dal loro apparecchio.


Genericamente parlando, un campo magnetico può agire sulle cellule (in particolare quelle del sistema osseo), aiutando a ristabilire la normale funzione biologica, senza particolari effetti collaterali. Esistono terapie che associano campi magnetici ad altri fattori terapeutici, mentre la magnetoterapia classica utilizza solo campi magnetici.
Esistono poi diverse forme di magnetoterapia, a seconda della sorgente del campo magnetico. Ne possiamo definire tre:

  • Statica

  • A bassa frequenza

  • Ad alta frequenza (o radio frequenza)


La magnetoterapia statica utilizza magneti da applicare alla parte da trattare, è la più semplice.
La magnetoterapia a bassa frequenza utilizza campi variabili con frequenza da 10 a 200 Hz (cicli al secondo)

e densità di flusso da 50 a 300 gauss. La magnetoterapia ad alta frequenza utilizza frequenze radio da 18 a 900 MHz, quindi notevolmente più alte rispetto a quelle della strumentazione a bassa frequenza. Ovviamente per utilizzare al meglio la terapia è necessario generare un campo opportuno, facendo in modo che la sua azione sia veramente riparatrice.

 

Il campo magnetico

Una “buona” definizione di campo magnetico probabilmente è un giusto test per un laureando in fisica; infatti è possibile usare diverse definizioni che, curiosamente, ripercorrono la storia della fisica degli ultimi 200 anni. La parola CAMPO indica semplicemente una regione dello spazio. Un campo magnetico è una regione dello spazio dove agiscono delle particolari forze; queste forze possono essere generate da un magnete, da una corrente elettrica o da un campo elettrico che varia nel tempo.

 

È per esempio nota a tutti la forza attrattiva di una calamita sulla limatura di ferro. Meno noto è il fatto che una tale forza magnetica possa essere generata anche da una corrente elettrica. Storicamente il fisico Maxwell riunì elettricità e magnetismo in un’unica teoria che collegava i due campi elettrico e magnetico (elettromagnetismo).

Albert Einstein dimostrò poi che in realtà i campi elettrico e magnetico sono due aspetti dello stesso fenomeno.